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Cosa vedere a Seggiano | Ulivi ed edifici secolari in provincia di Grosseto

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icona-articoloAdagiato delicato tra le alture dell’entroterra grossetano, Seggiano si mostra maestoso in cima al Monte Amiata, dentro un contorno naturale dove il verde si presenta in mille sfumature. Incantevole gioiello dell’urbanistica medievale, Seggiano si nasconde in un territorio soffice dove l’azzurro del cielo sembra mescolarsi con le pietre degli antichi edifici.

L’aneddoto segreto, perfetto per visitare Seggiano, è passeggiare in lungo e in largo tra vicoli e viuzze che in continuo saliscendi regalano scorci davvero indimenticabili. Questo lembo di territorio si riconosce dal cielo per le grandi distese di ulivi secolari: l’olivastra seggianese è infatti tutelata da un apposito Consorzio, lo stesso che regolamenta la produzione del saporito olio d’oliva locale.

Seggiano, assieme all’entroterra maremmano, è ben noto per il terreno particolarmente fertile, coltivato sin dall’epoca etrusca.
Conclusi i preparativi, siamo pronti per visitare Seggiano e le sue cose da vedere.

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Cenni storici

Mappa di SeggianoLa caratteristica che più salta all’occhio di Seggiano è il paesaggio costellato di ulivi secolari. L’incantevole località è unita al resto della provincia dalla Strada Statale 323, che attraversa alcuni dei più iconici paesaggi maremmani, sino a congiungere nei confini senesi. I primi abitanti del Monte Amiata furono gli etruschi, che riconobbero abilmente il potenziale di questo fertile terreno.

Ciononostante, per conoscere la fondazione della Seggiano oggigiorno visitabile occorre fare un salto temporale di oltre un millennio e mezzo. Il primo manoscritto che sancisce l’esistenza di Seggiano è datato all’anno 903: il casale Senganu (o Sergiano) viene attestato in possesso dell’Abbazia di San Salvatore, con tanto di abitazioni e terreni lavorati.

Per avere ulteriori prove scritte dell’esistenza medievale di Seggiano dobbiamo riferirci a papa Onorio III, che con una bolla firmata nel dicembre del 1216 conferma la suddivisione ecclesiastica del Monastero di Sant’Antimo. Nello stesso periodo, all’inizio del XIII secolo, viene ulteriormente confermata l’esistenza di Seggiano. Per secoli la comunità di Seggiano fu del tutto autonoma e indipendente, status che si rivelò vincente per lo sviluppo dell’economia locale.

Tuttavia, il potere signorile portò il comune ad aderire al protettorato di Siena.
La stessa Siena, infatti, pare aver avuto quasi l’ambizione di amministrare Seggiano, data la ricchezza dei cittadini. Seggiano aderì ufficialmente alla Repubblica di Siena nel 1265, durante il periodo del Governo dei Ventiquattro (1234 – 1270). Questo evento sancì un lungo periodo prospero per il borgo, con oltre trecentosessanta famiglie tra le più benestanti della Toscana meridionale.

A cavallo tra i due macroperiodi del medioevo e del rinascimento, il borgo fu sottomesso al potere dapprima della famiglia Ugurgieri, poi dai Salimbeni. La comunità locale tuttavia fu ben nota per il proprio spirito ribelle e libertario, tanto che riscrisse i propri statuti nella metà del XVI secolo, prima di venir annessa al Granducato di Toscana. Da qua, Seggiano segue le sorti del territorio, incontrando tutti i macroeventi che costituirono il turbolento passato della Toscana.

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Cosa vedere a Seggiano: una passeggiata nella storia

Cosa vedere a Seggiano: una passeggiata nella storia

Non saranno le impervie ⇒ Dolomiti, ma l’altalenante entroterra grossetano è certamente più indicato a chi gode di forte preparazione fisica. Il ricco patrimonio architettonico del borgo s’ammira infatti passo dopo passo tra il puzzle di salite e discese affrontabili più facilmente se ben allenati.

Dimenticate la fretta e il caos delle grandi città, Seggiano si deve visitare con calma e pazienza, facendo ogni tanto delle soste per contemplarne la bellezza davvero unica. Seggiano lo definiamo a mani basse uno dei più bei borghi d’Italia. Qua è dove l’imperfetto assume un aspetto fiabesco, un’atmosfera che ci regala momenti di pura meraviglia. Il piccolo centro storico pedonale è luogo di suggestione, uno spettacolo che ci porta la pelle d’oca da capo a piedi.

Proprio qua, inserita armoniosamente, si erge esemplare la chiesa di San Bartolomeo, leggera nelle linee esterne ma spettacolare al suo interno di tre navate. L’eleganza maremmana di Seggiano si testimonia completamente nel polittico del XVI secolo, a cui si raffigurano la Madonna col Bambino in trono e i Santi Bartolomeo, Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo di Bartolomeo Bulgarini. Questi si riflettono egregiamente ai dipinti altrettanto curati di Ugolino Lorenzetti. Completano l’offerta artistica la Natività della Vergine e l’Adorazione del Bambino, in aggiunta al Crocifisso quattrocentesco.

Il prossimo luogo rasenta la perfezione sacrale dell’architettura toscana. Preparatevi a rimanere meravigliati alla vista della chiesa della Compagnia del Corpus Domini. Incantevole a tal punto che pure i più grandi elogi non sono sufficienti per delineare completamente la sua bellezza. L’interno accoglie i visitatori con la settecentesca Vergine con San Sebastiano, affiancata dalla Madonna col Bambino. L’altare è invece coronato da un grande crocifisso a cui si affianca il dittico scultoreo di ⇒ San Francesco da Paola e l’Addolorata.

Un tuffo nella storia lo facciamo presso l’oratorio di San Rocco, ove in soli due passi veniamo catapultati indietro nel tempo: al XV secolo. Anche qua dedicate del tempo a contemplare la maestria degli affreschi realizzati, tra cui si palesa inconfondibile il Dio Benedicente con i quattro Evangelisti nella volta. Altro luogo da ammirare a Seggiano è la chiesa di Santa Maria in Villa, egregiamente adornata con affreschi firmati da Francesco Nasini. Uscendo, invece, dall’abitato storico, nella ⇒ Via Madonna della Carità (immediata periferia sud) s’erge l’omonimo santuario della Madonna della Carità, individuabile senza difficoltà grazie alla rossastra cupola in mattoni.

Proseguendo nel medesimo percorso è possibile giungere al giardino di Daniel Spoerri, fondato nel ’91 con opere bronzee uniche al mondo. Questo museo all’aperto vanta oltre cento opere realizzate artigianalmente e poste omogeneamente nei sedici ettari dell’appezzamento.


 

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