Sarajevo | Viaggio nel Tunnel di Sarajevo, 760 metri di storia

Viaggio nel Tunnel di Sarajevo, il percorso sotterraneo di Sarajevo ha rappresentato per gli abitanti della città un tragitto di salvezza durante la Guerra dei Balcani. Dalla metà del 1993 al 1995 il Tunnel di Sarajevo collegava la parte libera del territorio bosniaco all'area neutrale dell'aeroporto, protetto dall'ONU. La distanza tra i due punti si aggira sugli 800 metri circa. Ecco il Tunnel di Sarajevo.2 min


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Viaggio nel Tunnel di Sarajevo
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Il Tunnel di Sarajevo, il percorso sotterraneo che divideva la vita dalla morte

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Impropriamente chiamato tunnel, il percorso sotterraneo di Sarajevo ha rappresentato per gli abitanti della città un tragitto di salvezza. Oggi annoverato tra i musei cittadini, il tunnel di Sarajevo è stato realizzato durante la recente Guerra di Bosnia e rappresentava per gli abitanti l’unico mezzo di comunicazione tra la città e il mondo esterno.

Grazie a questa cavità, lunga 760 metri e alta poco più di un metro e mezzo, i cittadini di Sarajevo riuscivano a recuperare cibo, armi e medicinali, garantendosi in questo modo una possibilità di sopravvivenza ulteriore.
Costruito nel 1993 da varie decine di volontari con mezzi di fortuna, più spesso le mani crude, il tunnel venne realizzato a una cinquantina di metri dal fronte, senza che nessuno se ne accorse. Gli avversari, ovviamente, non dovevano essere messi a conoscenza della sua preparazione e, una volta concluso, univa due zone non assediate della città, Butmir e Dobrinja.
Iniziato quasi come provocazione, in parte la ragione di tanta vicinanza, gli addetti ai lavori diedero un nome in codice altrettanto singolare. Durante la progettazione e gli scavi venne infatti semplicemente chiamato D-B, lo stesso nome dei servizi segreti dell’allora Jugoslavia.

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Il Tunnel di Sarajevo

Tunnel di SarajevoIl tunnel di Sarajevo è uno dei più importanti luoghi cittadini. Fondamentale durante la guerra dei Balcani durante la prima metà degli anni ’90, il tunnel di Sarajevo testimonia uno dei più duri periodi della storia recente in Europa. Pochi anni dopo aver ospitato i giochi olimpici invernali Sarajevo cadde in rovina.

La città fu assediata dalle forze serbe. I cittadini rimasero senza acqua, luce, gas e telefono. De facto Sarajevo era isolata, accerchiata dai serbi e in grave difficoltà. La popolazione, nel più difficile dei periodi, riuscì a sopravvivere nel cosiddetto Tunnel della Speranza.

Dalla metà del 1993 al 1995 il Tunnel di Sarajevo collegava la parte libera del territorio bosniaco all’area neutrale dell’aeroporto, protetto dall’ONU. La distanza tra i due punti si aggira sugli 800 metri circa. Per diversi mesi i cittadini scavarono con picconi e mani nude, tutti i giorni per 8 ore al giorno, per permettere di far sopravvivere la popolazione. Vennero trasportati aiuti umanitari, armi, cibo, medicine, l’indispensabile per permettere a chi si nascondeva di vivere.
Secondo molti fu il Tunnel della Speranza a salvare Sarajevo.

La galleria è esattamente ubicata nel sobborgo di Butmir, un piccolo centro abitativo ubicato a 6 km dal centro città. Durante la guerra, questo sobborgo fu l’unica striscia di territorio sotto il controllo bosniaco.
L’ingresso è segnato da una tra le tante case praticamente identiche l’una dall’altra, quella della famiglia Kolar, i cui membri sono diventati eroi della resistenza agli occhi dei bosniaci.

Terminati gli scontri il tunnel di Sarajevo venne – fortunatamente – abbandonato. Gran parte di esso è crollato ma, grazie all’intervento della famiglia Kolar, sono presenti circa 20 metri ancora percorribili. Oggi l’abitazione è stata trasformata in un museo, il Sarajevo Tunnel Museum.

Dentro il museo è disponibile un’interessante documentario riguardante la costruzione del tunnel. I filmati, rimasterizzati e ricostruiti, testimoniano le difficoltà inimmaginabili dei volontari che in veri e propri loculi (un metro di larghezza, uno e mezzo di altezza) scavarono e trasportarono i beni di prima necessità.


 

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