Scorcio sul centro storico di Santo Stefano di Cadore, Belluno

Cosa vedere a Santo Stefano di Cadore, Belluno


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Santo Stefano di Cadore, viaggio nel Comelico

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Mappa di Santo Stefano di Cadore, Belluno
Mappa di Santo Stefano di Cadore, Belluno

icona-articoloCi troviamo in quella porzione di territorio compresa tra la Carnia friulana, la Carinzia austriaca e l’Alto Adige, dove possiamo visitare Santo Stefano di Cadore. Nota stazione per il turismo invernale, S. Stefano di Cadore è una località di poco più duemila e quattrocento abitanti della provincia di Belluno. Le dimensioni contenute di Santo Stefano di Cadore permettono di visitare il centro abitativo in mezza giornata. Tuttavia, la vera ricchezza di questo comune è la regione geografica in cui si trova, il Comelico, di cui rappresenta il capoluogo. La cittadina è sovrastata dai duemila metri del Monte Col e si trova tra il Piave e torrente Padola, a poco meno di mille metri d’altitudine.

Santo Stefano di Cadore è turisticamente apprezzata come località di villeggiatura invernale. Tanti sono i comprensori e le pisce sciistiche disponibili nella zona, che rendono Santo Stefano di Cadore una meta da considerare interessante per una settimana bianca o per un weekend nella natura incontaminata. I paesaggi che incorniciano la cittadina sono dominati dalle vette dolomitiche, non molto distante dalle piste di Auronzo di Cadore e Sappada, in provincia di Udine. Santo Stefano di Cadore è una località ancora poco nota dal turismo di massa, ma sta vedendo negli ultimi anni una crescita molto promettente, che ci suggerisce di trovarci in una destinazione di riferimento per il futuro.

Cenni storici

La località si compone per un piccolo centro abitativo rustico, molto essenziale nelle forme, ma che presenta un passato molto antico e interessante. La storia di Santo Stefano di Cadore si legano anticamente all’insediamento di Tresaga, corrispondente all’odierno Transacqua, una borgata di S. Stefano, che rappresenta il primo nucleo abitativo del comune. La cittadina già forse esisteva sotto forma di insediamento primitivo in epoca romana, ma occorre attendere il VI secolo d.C. per vederla nascere come villaggio a tutti gli effetti. È in quest’epoca che venne realizzata la prima chiesa non solo di Santo Stefano, ma di tutta la regione geografica del Comelico. Nei secoli gli abitanti basarono la propria economia sullo sfruttamento del territorio, la lavorazione della legna e l’artigianato.

Fu proprio la legna a rappresentare un elemento fondamentale per la crescita cittadina. Intorno al XV secolo divenne nota alleata della Serenissima, finché non fu ufficialmente inserita all’interno dei confini della Repubblica di Venezia. I veneziani potevano contare su una ricchissima scorta di legno presente a Santo Stefano di Cadore, portando l’insediamento a una lenta ma costante crescita. La dominazione veneziana perdurò fino alla fine del XVIII secolo, quando il territorio europeo fu completamente rivoluzionato da Napoleone Bonaparte. Da allora, nei decenni la cittadina mantenne sempre il proprio carattere rurale focalizzandosi sulla lavorazione della legna, finché in tempi recenti il turismo si è mostrato come nuova importante fonte economica.

 

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Link-uscita icona Belluno: il pittoresco capoluogo di S. Stefano

Cosa vedere a Santo Stefano di Cadore 

Scorcio sull'antico centro di Santo Stefano di Cadore
Scorcio sull’antico centro di Santo Stefano di Cadore

La locaità di Santo Stefano di Cadore è senza dubbio una meta indicata per il turismo invernale. Sebbene anche l’estate presenti molte attrattive escursionistiche interessanti, i comprensori sciistici nei pressi di Santo Stefano di Cadore sono un’eccellenza nel territorio. Le prime nevicate iniziano a comparire tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, e la stagione sciistica – negli anni buoni – si protrae fino a marzo circa. In estate la cittadina presenta un clima mite e piacevole, con temperature che si assestano sui 22°C circa, con rari picchi che toccano i 26-27°C. Le temperature invernali, invece, possono superare facilmente i -10°C.

La cittadina è nota per il Carnevale Ladino, tra i più vivaci nel suo genere nel territorio. Sul Monte Cavallino, verso la metà di settembre, si tiene la celebrazione della Croce Europa, un’interessante appuntamento che vede incontrarsi le popolazioni austriache con quelle italiane. Nel giorno di Santo Stefano, invece, è tradizione la caratteristica corsa con le slitte cariche di legname.

Nel centro cittadino merita visitare l’antica chiesa parrocchiale, facilmente riconoscibile per il suo tetto color verde rame abbracciato da un alto campanile di stile veneziano. Di origini antiche, la chiesa venne restaurata sulla struttura a circa metà XVIII secolo, con una facciata interessante in stile neoclassico rielaborata nel XIX secolo.

Meritano una visita la vicina San Pietro di Cadore e il famoso Palazzo Polydpol, adiacente alla Valle del Visdente. Esplorando il territorio intorno al pAsso di Zovo, merita una visita il paese di Danta di Cadore, che in mezzo alla forte crescita turistica trova la Val Pàdola nel territorio di Comelico Superiore, dove ha sede il suo comune in località Candide. I suoi due borghi principali sono Dosoledo e Pàdola, quest’ultima famosa per le sue famose terme in Val Grande, grazie all’acqua sulfurea che vi scorre. Per gli amanti della montagna si può andare al Passo Monte Croce, dove si può raggiungere il Santuario dei Lunelli. Da qui si gode una magnifica vista sullo spettacolare massiccio del Popera, con in fondo l’acqua sulfurea dei Bagni di Val Grande.

Importante è anche l’escursionismo, in particolare fare trekking nel Comelico risulta interessante, in quanto un territorio ricco di sentieri che si inerpicano sulle grandi montagne. Il tutto viene condito in estate dal verde brillante dei prati, il verde cupo dei boschi, e con lo sfondo della chiostra dei Monti Pallidi, cioè le Dolomiti, a renderne indimenticabile il ricordo.


 

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