Rapa Nui, la grande Isola di Pasqua


Rapa Nui, la grande Isola di Pasqua
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Cosa vedere a Rapa Nui,
le statue dell’isola di Pasqua

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icona-articoloIl suo nome polinesiano è Rapa Nui, letteralmente grande isola, ma tutto il mondo la conosce come l'Isola di Pasqua.  Si tratta di un'isola nell'Oceano Pacifico, appartenente al Cile, ma nell'immaginario collettivo è un luogo incantato dove conoscere i Moai. Sono le statue di tufo vulcanico, poste in riva al mare, il principale motivo di notorietà per l'isola.

La sua scoperta è avvenuta la domenica di Pasqua del 1722 e da allora Rapa Nui ha attirato le attenzioni di storici, scienziati e viaggiatori di tutto il mondo. Definita l'isola più insulare al mondo, per la sua remota posizione, Rapa Nui si trova giusto al vertice di quello che è noto come il Triangolo Polinesiano nell'Oceano Pacifico Meridionale. Si tratta di un grande triangolo geografico che comprende, tra l'altro, Samoa, le Isole Cook, la Polinesia Francese e si conclude con la Nuova Zelanda all'angolo sud-ovest. Rapa Nui rappresenta l'ultima estremità del vasto territorio polinesiano prima di incontrare il continente americano.

L'Isola di Pasqua è amministrativamente annoverata alla Regione di Valparaíso e insieme all'isola di Salas e Gómez danno vita al comune dell'Isola di Pasqua, unico appartenente alla provincia omonima. A sua volta solo una città è qua presente, Hanga Roi, la capitale dell'Isola di Pasqua. Geograficamente, infine, il territorio appartiene all'Oceania nonostante politicamente sia annoverato al Sud America.

 

Cenni storici

Cosa vedere sull'Isola di Pasqua, cratere del Rano Kau di Rapa Nui
Il cratere del Rano Kau di Rapa Nui

Da sempre l'Isola di Pasqua è avvolta dal mistero. Numerose sono le ipotesi sull'origine di questa civiltà che seppe realizzare i Moai, spettacolari monumenti di pietra simbolo del territorio.
Tra le ipotesi si ritiene che furono i nativi sudamericani, durante le loro navigazioni, a scoprire per primi l'isola e abitarla. Diverse verifiche effettuate nel tempo hanno infatti dimostrato che fosse una teoria credibile nonostante non sia quella più accreditata. Altra teoria infatti afferma che un popolo proveniente dalla Isola di Hiva, il settore più meridionale delle Isole Marchesi, si stabilì sull'isola dando inizio a una prima forma di colonizzazione.
Qualunque sia stata la sua effettiva origine, con certezza sappiamo che gli abitanti erano dediti al culto della vita spirituale. Fortemente convinti che la vita proseguisse dopo la morte, realizzavano enormi altari cerimoniali, le note statue Moai.

Ognuna veniva realizzata dirigendo lo sguardo verso il villaggio di origine, non verso il mare, poichè avevano lo scopo di proteggere gli abitanti del villaggio stesso e non di prevenire le eventuali minacce esterne. Con il passare del tempo, le statue divenivano sempre più accurate e di grandi dimensioni, richiedendo anche oltre una decina di anni per essere completate. Questa ossessione provocò una carenza delle risorse primarie, sfruttate per la loro costruzione e nel tempo oltre all'abbandono di nuove realizzazioni, molte vennero distrutte proprio da loro stessi.

L'arrivo degli europei

Cosa vedere a Rapa Nui, Rano Raraku
Furono gli olandesi i primi ad attraccare sull'isola il 5 aprile 1722, la domenica di Pasqua, motivo del suo attuale nome.
Oltre 50 anni dopo furono gli spagnoli a tornare, in esplorazione dal Perù, con l'intento di rivendicare il territorio per la Spagna. Gli abitanti non opposero alcuna resistenza e formalizzarono il dominio spagnolo. Il nome venne modificato in Isola di San Carlos, in onore del re Carlos III e dopo qualche giorno di permanenza, gli spagnoli partirono.
Fu quindi il noto esploratore britannico James Cook a fare ritorno nel 1774, quattro anni dopo il passaggio degli spagnoli.

Al suo arrivo trovò numerosi Moai distrutti e raccontò in seguito di una popolazione stremata, condizioni ben peggiori rispetto a quanto in precedenza raccontato dalla spedizione spagnola. L'assenza di fatto di qualunque dominatore, lasciava il territorio libero a qualunque paese ma anche a sfruttatori di vario tipo e schiavisti.

Nel 1862 furono alcuni contrabbandieri peruviani a irrompere sull'isola, rendendo i suoi quasi 1000 abitanti schiavi. L'arrivo seguente dei missionari all'Isola di Pasqua  provocò danni irreparabili alla cultura locale: il tentativo di convertire gli abitanti al cristianesimo mise fine alle antiche credenze e solo alcuni oggetti di culto vennero salvati.
Qualche anno dopo, nell 1870, furono i francesi a voler rivendicare la piena sovranità dell'isola, costringendo gli abitanti a fuggire in direzione di Tahiti.

L'annessione al Cile

Cosa vedere a Rapa Nui, paesaggio Moai
Fu quindi la Gran Bretagna a interessarsi al territorio, in risposta alla Francia e fu questa la ragione che spinse il Cile ad annettere il territorio nei suoi confini territoriali. Era il settembre del 1888 quando un documento ufficiale veniva siglata la totale e completa sovranità dell'Isola di Pasqua al Cile, senza un periodo di termine. Scritta in spagnolo e in Rapanui, i due testi differivano tuttavia parlando di annessione in spagnolo e di sola protezione e amicizia nella lingua locale. Questo fu un nuovo inizio di abusi subiti dai Rapanui: il Cile smise presto di occuparsene e solo nel 1966 ai suoi abitanti è stata concessa la cittadinanza cilena.
Nel 1903, quando ancora lontana era l'idea di completa annessione, il territorio venne affidato a una società cilena di origini scozzesi per il pascolo delle pecore. Durante questo lungo periodo gli abitanti erano confinati a Hanga Roi, senza possibilità di uscire, per prevenire eventuali furti del bestiame. Si proseguì, a fasi alterne, fino al 1953 quando la Marina cilena prese il controllo dell'isola. Furono loro a proibire l'utilizzo della lingua Rapa Nui e a peggiorare ulteriormente le condizioni degli abitanti. Dopo molte battaglie, il popolo di Rapa Nui riuscì finalmente a ottenere il riconoscimento delle terre. La fondazione del Parco Nazionale di Rapa Nui nel 1935 fu l'avvio di un processo di conservazione definitivo per il territorio e i suoi abitanti.

 

Cosa vedere a Rapa Nui

Hanga Roi

Cosa vedere a Rapa Nui, quindici statue MoaiPrima dell'arrivo degli europei gli abitanti di Rapa Nui occupavano l'intero territorio dell'isola. Con l'arrivo della Compañía Explotadora de Isla de Pascua, la società che mise a pascolare su buona parte dell'isola le pecore, gli abitanti furono relegati a Hanga Roa, con tanto di cinta muraria e di porte di accesso.

Nel 1966 una serie di rivolte popolari ha permesso agli abitanti di tornare proprietari delle loro terre e di poter muoversi liberamente ovunque. E' stato anche l'avvio di un grande cambiamento sociale, avvicinandoli a una modalità di vita indubbiamente più moderna. Oggi Hanga Roi è l'unica città dell'Isola di Pasqua, dove risiede circa il 90% dei suoi abitanti, circa 5.000 residenti totali. Tranne un piccolo gruppo dedito alla pesca e all'agricoltura, gli abitanti sono dediti al turismo.

Hanga Roa, traducibile come la lunga baia dalla lingua rapanui, è posizionata a sud-ovest dell'isola, sede aeroportuale e di due piccoli porti, gli unici punti di accesso dell'isola. Organizzata attraverso due arterie principali, sono queste le strade che occorrerà percorrere per visitare la cittadina, sede del Parlamento, del Comune e degli altri servizi necessari al funzionamento dell'isola, tra cui l'ufficio postale e la caserma dei vigili del fuoco. Entrambe le due strade convergono in una piazza, quella che ospita i busti dei protagonisti dell'annessione dell'isola allo stato cileno.

Cosa vedere in Hanga Roi

Nel villaggio c'è l’Ahu Tahai, con alcuni Moai e i resti delle hera paenga, le caratteristiche case dalla forma a canoa.

Qui si trova anche la chiesa costruita in legno nella quale la domenica mattina i fedeli si ritrovano in abito tradizionale per cantare inni sacri. L'edificio è l'espressione più alta dell'unione tra il cattolicesimo europeo e le tradizioni locali. Il suo valore architettonico è avvalorato dalle strutture in legno, impreziosite da intagli artistici posti a sostegno del tetto.

 

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I siti archeologici

L'Isola di Pasqua è a tutti gli effetti un vero e proprio museo a cielo aperto. Perfetto, dopo aver scoperto l'unica città dell'isola, dirigersi verso i tanti siti archeologici, perfetti per scoprire come fosse la cultura rapanuaia e come le famiglie erano organizzate.

Oltre ai moai potrete vedere resti di antiche tombe, grotte, altari cerimonali e altro ancora. Proprio a causa della sua particolare posizione geografica, quasi tutto il territorio è praticamente incontaminato e ricevendo pochi turisti rimane anche possibile muoversi in autonomia.

Tra i tanti siti archeologici merita visitare il vulcano Rano Raraku, un luogo quasi magico dove venivano preparati i moai. Tongariki è l'altro tra i siti archeologici solitamente rappresentato nelle foto, quello dell'imponente Ahu Tongariki con l'Oceano Pacifico alle spalle. Merita anche scegliere di visitare il complesso cerimoniale di Tahai, luogo di contemplazione ma anche imperdibile per il suo sfondo dell'Oceano Pacifico. .

 

Altro da vedere a Rapa Nui

Cosa vedere a Rapa Nui, le spiagge
Veduta sulla Spiaggia di Anakena

Tra le cose da vedere a Rapa Nui troviamo il Parco Nazionale Rapa Nui con molte testimonianze archeologiche. Tra le più interessanti ci sono Ahu Akivi con i Moai orientati per seguire le costellazioni, e Ana Te Pahu con le sue grotte di lava solidificata. All'interno del parco un'altra meta imperdibile è Rano Raraku, la cava sulle pendici di un vulcano. Era proprio al suo interno che i Moai venivano scolpiti, prima di essere portati in riva al mare. Tra le statue meritano quelle rappresentanti figure femmimili, le più rare, e quella di 21 metri di altezza, cosi grande da non poter essere trasportata.

Se avete voglia di mare, tra le cose da vedere a Rapa Nui, potete scegliere Playa Pea, una delle rare spiagge di sabbia dell'isola, o Anakena, la spiaggia più grande e bella di Rapa Nui con una lingua di sabbia bianca lambita da splendide acque e da alte palme.

 

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Ultimo aggiornamento 13 Luglio 2022


 

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