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Museo Archeologico di Reggio Calabria | MarRC

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Icona articolo onemagReggio Calabria rappresenta la maggior testimonianza di città della Magna Grecia ancora oggi esistente. Della grandiosa epoca antica ci sono giunte numerose testimonianze, tra reperti e oggetti di valore inestimabile. Molti di questi reperti sono oggi custoditi presso il MarRC di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale, famoso a livello internazionale per custodire i rinomati Bronzi di Riace, rinvenuti in mare negli anni ’70 e risalenti al V secolo a.C.

Oltre alle due eccezionali opere dei Bronzi di Riace, il Museo Archeologico di Reggio Calabria custodisce ed espone numerose opere di alto valore storico. Iniziando dall’esterno, già il prestigioso Palazzo Piacentini dove ha sede il museo è un’ottima opera architettonica, certamente al livello del contenuto dell’esposizione.
La facciata del museo, per esempio, presenta numerosi ornamenti che ne aumentano il valore artistico, molti dei quali raffiguranti la numismatica delle città greche.

Accedendo al museo si può subito scorgere dell’ottima struttura interna, dal design contemporaneo e coinvolgente. Il MarRC è ben strutturato, a tratti rasenta l’essenzialismo architettonico, con pareti bianche, pavimenti semplici e illuminazione calda, il tutto rivolto per dare al visitatore la completa attenzione sui reperti esposti.

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Cosa vedere nel MarRC

Cosa vedere nel MarRC
Museo Archeologico di Reggio Calabria – Le statuette | @Dan Diffendale / Flickr

La prima sezione che si visita è quella dedicata alla Protostoria e alla Preistoria, dove sono egregiamente illustrate passo dopo passo e principali fasi dello sviluppo della vita umana in Calabria. I primi abitanti a stanziarsi nella regione pare risalgono a oltre seicento mila anni fa, percorrendo un asso temporale che termina al VIII secolo a.C., quando i Greci misero i primi punti per la colonizzazione del territorio. In questa sezione sono particolarmente affascinanti i reperti di arte rupestre, con tutta probabilità di carattere religioso, proveniente da una grotta in cui sono state rinvenute sepolture cerimoniali.

La seconda tappa, invece, si focalizza sulle antiche reliquie dell’Età del Ferro, tra cui vasellame, gioielli e armi, dando un panorama completo sulla conquista greca in Calabria. Passo dopo passo si prosegue al secondo piano del Museo Archeologico, dove sono conversati i miti della splendente Magna Grecia, con reperti databili tra il VIII e il VII secolo a.C. Delle opere maggiormente interessanti quelle del vasellame importato dall’Attica è senz’altro un punto di forza, così come gli specchi – con sostegni – ornati con statuette o manici decorati a traforo.

L’esposizione del MarRC comprende un’interessante sezione dedicata agli ex-voto, laddove si possono ammirare delle pinakes. Le pinakes sono delle tavolette di terracotta, realizzate a matrice, ed egregiamente decorate con colori vivaci e raffiguranti scene mitiche e religiose. Parlando di opere, la statua di Apollo – il protettore dei naviganti e dei mercanti marittimi – è un altro punto di forza del museo, che merita una certa attenzione. La statua acrolitica è detta tale per la chiara presenza di parti umane, come le mani, i piedi o la testa, in marmo, mentre quelle restanti realizzate in legno o creta.

Finalmente si giunge alla sezione più famosa del MarRC, quella dell’Archeologia Subacquea, dove sono conservati i Bronzi di Riace. L’ambiente, ad accesso limitato, ospita le sculture dei due guerrieri e due teste, rappresentando una delle maggiori scoperte archeologiche dell’arte della Magna Grecia. I Bronzi di Riace, come brevemente preannunciato, furono scoperti nel 1972 per mano di un sub, durante una sessione di immersione a Porto Forticchio, nella località di Riace Marina. Considerando la datazione delle opere, V secolo a.C., salta subito all’occhio la perfezione e la regolarità delle forme, fattore che le rendono uniche nel suo genere.

Queste opere furono realizzate mediante la tecnica di fusione a cera, ovvero nella produzione della statua in cera e della successiva colatura di metallo, in questo specifico caso il bronzo, che sciogliendo la cera dava vita così all’opera completa. Sebbene sia una tecnica antica, questa richiede massima precisione e dedizione, tanto da essere utilizzata anche per la realizzazione di opere di ingegneria meccanica, come per i motori degli aerei.

L’esposizione comprende poi due teste bronzee, seppur meno conosciute certamente altrettanto importanti. La prima, la testa di Basilea, prende il nome dall’omonima città svizzera che la espose nel proprio Museo delle Antichità, venendo poi restituita all’Italia in quanto risultata protagonista di un ottenimento non del tutto lecito. La seconda, invece, è la testa del Filosofo, sempre risalente al V secolo a.C. e rinvenuta nel ’69 nei fondali di Porticello, nello Stretto di Messina.

location_icon onemag Piazza Giuseppe De Nava, 26, 89123 Reggio Calabria RC

 

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