Cosa vedere a Morano Calabro: uno dei centri storici più affascinanti di tutta la Calabria

Morano Calabro, il borgo del Pollino tra i più suggestivi in Calabria | Cosa vedere a Morano Calabro (Cosenza)


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Cosa vedere a Morano Calabro: uno dei centri storici più affascinanti di tutta la Calabria

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Mappa di Morano Calabro, in provincia di Cosenza
Mappa di Morano Calabro, in provincia di Cosenza

Icona articoloDovessimo classificare i borghi italiani in base alla loro bellezza, senza dubbio Morano Calabro si troverebbe ai primi posti. In effetti, sono in molti a pensare che Morano Calabro sia una delle località più belle del nostro paese, complice anche la sua idilliaca posizione: il borgo si sviluppa le pendici di un colle a forma di cono, dominato dall’antico castello e incorniciato da un paesaggio montuoso di maestosa bellezza. Da molti anni ormai Morano Calabro è identificata come una delle più belle località del territorio e, di conseguenza, anche come una meta turistica di primo livello.

L’immediata connessione con l’autostrada A2 rende semplicissimo raggiungere questo borgo di collina della provincia di Cosenza, elemento da non trascurare affatto, considerando che sullo sfondo di innalzano alcune delle più alte vette dell’Appenino meridionale, come il Serra Dolcedorme, che raggiunge i 2267 metri d’altitudine, come anche il Serra del Prete, che supera i 2118 metri. Morano Calabro è uno dei centri storici meglio conservati e più affascinanti della provincia di Cosenza e di tutta la Calabria. Non ci resta che avventurarci nel cuore di questo prezioso borgo: ecco cosa vedere a Morano Calabro.

Cenni storici

Ruderi del Castello Normanno Svevo di Morano Calabro costruito nel XIII secolo
Ruderi del Castello Normanno Svevo di Morano Calabro costruito nel XIII secolo

Situato all’interno del Parco Nazionale del Pollino (provincia di Cosenza), questo borgo è dal 2003 iscritto al prestigioso circuito turistico de I Borghi più Belli d’Italia, e vanta un ricco passato meritevole di essere scoperto nel dettaglio. Per conoscere le radici della località dobbiamo prima studiare gli elementi che oggi rappresentano il borgo, per primo lo stemma cittadino. Lo stemma di Morano Calabro presenta la testa di un moro sopra tre colli conici, rappresentanti Morano, Sant’Angelo di Colloreto e Pietrafoco, sembra si faccia risalire all’insidia che al paese sarebbe stata portata dai saraceni, ovvero dai mori.

In località come queste la storia si fonde un po’ con la leggenda, facendo de facto confondere il reale dall’inventato. Ma facciamo un passo alla volta. I moranesi (stando a quanto raccontato) nel 1076 riuscirono a sconfiggere una terribile orda di saraceni, attraccati nelle coste ioniche, portando la testa mozzata del condottiero turco per le strade del villaggio. Ma ripetiamo, questa è una storia che mescola il vero dal leggendario.

Di concreto, però, sappiamo diverse cose, grazie agli studi condotti dagli archeologi. A Polla, infatti, è stata rinvenuta una pietra miliare che indicava le distanze sulla Via Popiliannia, costruita dai Romani nel 159 a.C. Sulla lapide compare il toponimo Muranum, con tutta probabilità la più antica testimonianza relativa all’esistenza del borgo. Tuttavia, lungo un itinerario del IV secolo d.C. il paese viene citato come Summuranum. Queste informazioni, a conti fatti, ci confermano l’esistenza di questo borgo già in epoca romana. E di conseguenza anche il possibile legame fra il nome del paese e presenza in zona dei Mori, dato che gli sbarchi saraceni avvennero un millennio dopo quella lapide. Più plausibile probabilmente che il toponimo derivi da qualche ricco proprietario terriero che possedeva il paese in età romana.

In epoca medievale, durante il dominio svevo e normanno, sappiamo (in quanto ancora oggi presente, seppur in soli pochi resti) che il borgo era dotato di un castello. Questo ci permette di stabilire che la località ebbe un certo rilievo in età feudale, tanto che potette avvalersi di un complesso impianto difensivo. Fatto sta che la località rimase un po’ in disparte nelle vicende politiche, militari e commerciali di rilievo, concentrandosi piuttosto sulla crescita dell’abitato e basando la propria economia sull’artigianato e sullo sfruttamento del territorio. Il castello venne ampliato nel XVI secolo dal principe e feudatario Pietro Antonio Sanseverino, che ne ebbe la proprietà fino al subentro nel secolo successivo degli Spinelli principi di Scalea.

Attorno a questo fortilizio si sviluppò dapprima un villaggio che poi nel tempo si sarebbe trasformato in una cittadina vera e propria. Dal 1863 il paese ha acquisito l’aggettivo Calabro per distinguersi dal suo omonimo, Morano sul Po in provincia di Alessandria. Passarono tutto sommato pochi anni prima che giunse la grande povertà e la grande emigrazione dei moranesi, emigrati in gruppi di migliaia di persone nel ventennio compreso tra il 1881 e il 1901. La destinazione dei moranesi fu soprattutto il Brasile, in particolare la città di Porto Alegre – capitale dello Stato del Rio Grande do Sul – ospiti una folta comunità di circa 20 mila persone appunto di origini moranesi. Tale elemento è valso il gemellaggio tra le due città. La località, essere iscritta al circuito turistico de I Borghi più Belli d’Italia, fa parte anche delle destinazioni del Progetto EDEN istituito dalla Commissione Europea ed è stato insignito come Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.

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Cosa vedere a Morano Calabro

paesaggio urbano primaverile della cittadina di Morano Calabro.

Questo paese vanta un’atmosfera davvero magica. Nella sua immediata periferia esistono diversi punti panoramici dai quali si godono vedute davvero spettacolari sia sul borgo che sul paesaggio circostante del Pollino, le cui vette superano i 2000 metri e si presentano per gran parte dell’anno innevate. Ricordate di indossare un paio di scarpe comode e preferibilmente evitate di utilizzare veicoli grandi: il centro storico presenta un esteso dedalo di incantevoli viuzze però molto strette, che potrebbero mettere in difficoltà i visitatori con SUV o Station Wagon di grandi dimensioni.

Niente panico: ai bordi della località avrete modo di poter parcheggiare la vostra autovettura senza timore di rimanere impigliati nel centro storico, che precisiamo non essere completamente off-limits alle grandi auto. Solamente alcune zone sono strette e anguste, ma se non si conosce bene il paese è meglio evitare di rischiare. Dicevamo, un paio di scarpe comode sono un requisito essenziale per visitare la località, per via delle sue strade tortuose e in forte pendenza, alcune perfino scavate nella roccia, che si addentrano nella lunghe e sottili file di edifici, tra abitazioni, chiese e monasteri.

La località si caratterizza per diversi strati di tessuto urbanistico, che da una fila all’altra di case si celano piazzette, lunghe scalinate e sottopassi, ma anche archi e portali. Questi scorci ci rimandano al nome di Escher, il rinomato incisore olandese che fece visita a Morano Calabro nel 1930, regalando al comune una rappresentazione speculare. Per speculare ci riferiamo alla vista del borgo e del paesaggio che lo incornicia raffigurati alla rovescia, per intenderci come si vedessero dallo specchio.

Questo borgo cela un patrimonio inaspettatamente ricco di opere d’arte, alcune anche firmate da artisti di fama mondiale, come il veneto Bartolomeo Vivarini e il toscano Pietro Bernini, che lavorò molti anni nel Regno di Napoli. Queste opere sono oggi custodite forse con più cura che in passato, dato che nelle chiese di Morano, tra l’altro restaurate recentemente a seguito del terremoto del 26 ottobre 2012, avvenivano frequenti furti. Durante il periodo vissuto sotto il Regno di Napoli, Morano Calabro acquisì molta importanza, che raggiunse il culmine nel corso del Settecento, definito dagli studiosi come il secolo d’oro per il borgo, in cui scatenò una vera e propria competizione (non ufficiale, sia chiaro) artistica e architettonica, focalizzata fra le chiese dei SS. Pietro e Paolo, di San Nicola e della Maddalena.

Come abbiamo potuto conoscere durante i cenni storici, la località per diversi secoli ruotò attorno al suo castello, oggi ridotto in completa rovina. Rimane comunque impressionante alla vista dei proprio visitatori, soprattutto per quanto riguarda i due (dei sei costruiti originalmente) torrioni, che si ergono maestosi nel centro borgo antico. Il fitto patrimonio architettonico è dominato dall’Arcipretale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, risalente all’anno mille, molto antica e quindi ben degna di sommo rispetto, nonostante le diverse modifiche attuate nel corso dell’Ottocento. Altro splendido esempio architettonico lo ritroviamo nella quattrocentesca Chiesa di San Bernardino da Siena, che in facciata mostra due bei portali in pietra gialla, con diversi elementi che le conferiscono un pregevole aspetto tardo-gotico. E ancora la Chiesa di Santa Maria Maddalena, in posizione più centrale (nella piazza principale del borgo) e pertanto degna di essere scelta come luogo di conservazione del Polittico di Bartolomeo Vivarini, originariamente situato nella precedente chiesa. Interessante è la Chiesa di San Nicola, l’unica nel borgo a sfoggiare due corpi di fabbrica posti su differenti livelli. La Chiesa di Santa Maria del Carmine, infine, chiude il cerchio riguardante il patrimonio architettonico.

Prima di lasciare la cittadina segnaliamo di visitare “Il Nibbio”, un museo dedicato alla conoscenza e promozione della cultura naturalistica del Parco del Pollino, e il Museo di Storia dell’Agricoltura e della Pastorizia, diviso in ben nove sezioni che analizzano specificamente il paesaggio e il suo rapporto con l’uomo lavorante nei campi. Nel centro storico completa l’offerta museale l’esposizione privata D’Agostino, focalizzata su geologia, malacologia e paleontologia. Tappa importante è anche quella alla Villa Comunale, che cela un meraviglioso Giardino pubblico solcato da viottoli che, se percorsi, avviano all’esplorazione di alberi secolari e conducono al piazzale dominato dalla peschiera con getto d’acqua.


 

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