Monaco, il campo di concentramento di Dachau

Il campo di concentramento di Dachau, vicino Monaco, è stato il primo campo di concentramento di prigionieri politici. Dalla sua apertura, nel 1933, alla sua chiusura, Aprile 1945, sono centinaia di migliaia coloro che vi hanno perso la vita.

Il campo di concentramento di Dachau, Germania

Nel 1933 il governo Nazional Socialista diede il via alla costruzione del primo campo di concentramento di prigionieri politici. Ci troviamo a Dachau, una quindicina di km a nord di Monaco in un ex terreno occupato da una fabbrica di munizioni.

Solo nel 1° anno di attività i detenuti rinchiusi furono quasi 5.000 prevalentemente tedeschi oppositori del regime nazista. Dopo questo primo gruppo di detenuti presto le mura del campo di concentramento furono pronte per ospitare gli ‘indesiderati’, un numeroso gruppo tra omosessuali, criminali e chiunque non fosse gradito al regime.
Di fatto nel primo periodo di attività furono davvero pochi gli ebrei imprigionati e quasi sempre per motivi legati ad altre ragioni.

Fu solo nel 1937 che il vero e proprio campo di concentramento ebbe il definitivo via. I prigionieri erano occupati a costruire tutti gli edifici che sarebbero poi serviti a tutte le attività a cui il campo era adibito. Ci vollero circa 18 mesi per avere quello che oggi è sostanzialmente il campo di Dachau, rimasto infatti invariato fino al 1945.
E dopo che il campo divenne ufficialmente operativo inizio ad aumentare anche il numero degli Ebrei rinchiusi.

Il centro di addestramento

Il campo completo di ogni suo edificio divenne anche un centro di addestramento per le guardie in procinto di trasferirsi in altri campi di concentramento tedeschi. Da qui la suddivisione in due grandi aree: il campo di concentramento vero e proprio e i crematori.
La parte amministrativa occupava un edificio all’ingresso principale, vicini ad edifici come la lavanderia o la cucina.

Solo nel 1942 l’area dei crematori divenne operativa con un nuovo crematorio. Tuttavia sull’effettivo uso di questi crematori non vi sono assolute certezze. Molti infatti i prigionieri che venivano trasferiti a Linz, in centro di sterminio.

Più certa invece la realizzazione di esperimenti sui prigionieri. Questi test servivano a misurare le possibilità dell’essere umano alla resistenza o a testare nuovi farmaci.
Il risultato portò ad innumerevoli morti o a danni permanenti.

I detenuti che invece non venivano usati per questi test erano quasi sempre utilizzati per lavoro forzato. Dalla costruzione o manutenzione dell’edificio si era passati alla costruzione di strade o di bonifica dei terreni. Anche la lavorazione delle armi dell’esercito tedesco era un compito affidato ai prigionieri.

La liberazione

Con l’arrivo degli alleati verso la Germania i campi cominciarono ad essere svuotati. Le poche esigenze mediche vennero abbandonate e i detenuti tra debolezza, epidemie e altre conseguenze iniziarono a morire.

Il 25 Aprile del 1945 erano oltre 67 mila i prigionieri ancora presenti a Dachau di cui una buona maggioranza come prigionieri politici e solo 20.000 circa gli ebrei.
E proprio in quel 25 Aprile oltre 7.000 prigionieri vennero costretti ad una marcia che li avrebbe dovuti spostare a Tegernsee, nel sud del paese. Ogni uomo non in grado di proseguire veniva ucciso sul posto ma molti furono coloro che morirono per fame o per la enorme fatica.

Pochi giorni dopo, il 29 Aprile, Dachau venne liberata dalle forze statunitensi. Pochi giorni dopo anche coloro che erano in marcia furono liberati.
Nonostante siano state fatte delle stime non si ha la precisione del numero di morti avvenute a Dachau. Il numero supera comunque certamente le 200.000 vittime.
Dachau oggi è rimasto quasi immutato. Qualche anno fa il campo di concentramento è tornato sui giornali per la scritta presente sul cancello di ingresso che venne asportata.

Oggi è meta di numerose visite e sempre più persone assistono con disgusto a quello che fino a qualche decennio fa era uno dei luoghi più terribili della Germania.
Se intendete visitarlo cercate il negozietto interno: non vi troverete souvenir ma vi suggeriamo di acquistare, in italiano, il libro che racconta l’intera storia che qua sopra abbiamo sintetizzato. E’ una lettura difficile ma racconta il nostro recente passato che non dobbiamo assolutamente dimenticare.

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