Mandalay, Myanmar | Cosa vedere a Mandalay: l'ombelico del Myanmar

Mandalay, la terza città del Myanmar | Cosa vedere a Mandalay


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Cosa vedere a Mandalay | Guida di viaggio alla terza città del Myanmar

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Mappa di Mandalay, Myanmar
Mappa di Mandalay, Myanmar

Icona articoloMandalay è la principale città birmana per i commerci e per il settore terziario. La città è un’affermato centro di comunicazioni e trasporti, una località relativamente giovane che rispecchia pienamente quelli che sono i classici cliché sulle città asiatiche: smog, traffico, enormi folle di persone e un vero esercito di motorini. Questo moderno centro urbano dall’aspetto caotico e forse nemmeno troppo invitante al primo sguardo cela sotto la sua veste meno affascinante un’enorme patrimonio storico.

L’odierna Mandalay, infatti, sorge in uno dei territori più anticamente popolati del Myanmar, dove le preziose testimonianze del passato si mescolano con la capillare rete di strade e palazzoni moderni, annebbiando quello che è il fascino più autentico dell’Indocina. La città, come anticipato, è relativamente giovane, in quanto fondata dall’imperatore Mindon Min solamente nel 1857. In breve tempo la città si rilevò di strategica importanza per il territorio, evolvendosi da insediamento di periferia a grande metropoli nel giro di pochi anni, grazie anche al fatto che fu capitale del Regno di Birmania fino al 1885, quando il territorio fu inglobato tra i possedimenti britannici.

La città prende il nome dalla Collina di Mandalay, che sorge giusto alle sue spalle, lungo la quale sorgono imponenti templi e santuari, da cui si godono panorami davvero spettacolari sulla valle sottostante. Oggi la capitale del Myanmar è stata trasferita a Naypyidaw, scelta che provocò una netta frenata sulla crescita di Mandalay, che rimane comunque la terza città del paese per numero di abitanti, circa 930 mila. Ecco cosa vedere a Mandalay, in Myanmar.

 

Cenni storici

Ragazza birmana gioca e salta su Mingun Mandalay Hsinbyume Pagoda Mandalay Myanmar, tempio bianco MandalayLa leggenda vuole che la regione di Mandalay fu visitata da Guatama Buddha, fondatore del buddhismo nonché uno dei personaggi più importanti della storia asiatica. Il Buddha sarebbe, sempre secondo l’antica leggenda locale, giunse alla sommità della Collina di Mandalay, dalla quale profetizzò la nascita di una grande e prospera città, indicando l’esatto punto di fondazione. E così, grande devoto buddhista, nel 1857 l’imperatore Mindon Min commissionò la costruzione della cittadella imperiale proprio nel punto indicato dal Buddha. I lavori commissionati ebbero una portata grandiosa, forse senza eguali in Indocina, dando vita in un periodo in cui ancora non esistevano le grandi tecnologie ingegneristiche a una città prospera, diventando capitale del Regno birmano, trasferita da Amarapura a Mandalay.

Alla morte di Mindon Min, nel 1878, fu incoronato Thibaw Min, sovrano che, spinto dalla volontà della moglie, fece giustiziare 79 ufficiali di corte, in quanto considerati servitori non fedeli al sovrano. Ai tempi era già ben diffusa la propagazione delle notizie, soprattutto quelle politiche, su scala mondiale. Del generale malcontento birmano ne approfittò il glorioso Impero Britannico, che in sole due settimane nel 1885 conquistarono Mandalay e il Regno di Birmania, mandando Thibaw Min in esilio in India.

Già dall’anno seguente la Birmania divenne ufficialmente una provincia subordinata ed amministrata dall’India Britannica e la capitale fu trasferita a Yangon, rinominata Rangoon. Gli inglesi implementarono diversi miglioramenti al paese, per prima la realizzazione da Yangon a Mandalay (successivamente prolungata fino a Pyin Oo Lwin e Hsipaw, attraverso il magnifico viadotto Gokteik). Il 1 aprile 1937 la Birmania venne sotto tutti gli aspetti separata dall’amministrazione dell’India Britannica, rimanendo comunque sempre una colonia britannica.

Cinque anni più tardi, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, la città e l’intera Birmania fu occupata dalle truppe dell’Impero Giapponese, rimanendo insediati fino al termine della guerra. Gli inglesi, per fronteggiare l’avanzata giapponese, dovettero danneggiare o distruggere diverse infrastrutture da loro stessi create, provocando un grave arretramento del paese perdurato per decenni dal dopoguerra.

E proprio nel dopoguerra che la Birmania proclamò la propria indipendenza, il 4 gennaio del 1948. Nella seconda metà del XX secolo la città ottenne il ruolo di principale centro culturale e religioso del Paese, caratteristica che segnò il futuro della città, decretandone il successo in ambito industriale. Secondo una stima, negli anni ’90 oltre 300 mila cinesi provenienti dallo Yunnan, nella Cina meridionale, si siano trasferiti a Mandalay, contribuendo significativamente al boom demografico della città, che passò da 500 mila del 1980 all’oltre milione di abitanti del 2008, secondo i dati ufficiali. Oltre il 50% della popolazione di Mandalay è di etnia cinese o è direttamente imparentata con cinesi.

Cosa vedere a Mandalay

Visuale aerea sul centro abitato di Mandalay
Visuale aerea sul centro abitato di Mandalay

Mandalay si trova lungo le sponde del fiume Irrawaddy, nel cuore del Myanmar. Data la sua centralissima posizione nel paese, in molti soprannominano Mandalay come l’ombelico del Myanmar. Dopo essere stata la capitale del Regno birmano, nel XX secolo la città è riuscita ad affermarsi come snodo commerciale fondamentale per l’economia di tutto il Myanmar. Certamente a prima vista la città, con i suoi enormi blocchi residenziali, le strade intasate, l’inquinamento acustico e le tante industrie, potrebbe non sembrare molto invitante per i turisti occidentali.

Tuttavia bisogna mettere da parte i pregiudizi e prendere il giusto spirito, perché solamente con una visita approfondita si può scoprire la vera bellezza della città, dove il fascino del passato coloniale si mescola con lo sfarzo della breve, ma potente, epoca imperiale. Per visitare la città nel suo essenziale possono essere sufficienti già un paio di giornate, ma consigliamo di aggiungerne una terza se si desidera dedicare più tempo alle attrazioni più importanti. Inoltre, offrendo uno dei tre principali aeroporti internazionali del Myanmar, Mandalay diventa una soluzione interessante come tappa aggiuntiva a un itinerario in giro per il paese. Precisiamo che non ci sono molte attrazioni, ma quelle che troviamo sono assolutamente imperdibili. Ecco cosa vedere a Mandalay.

Collina di Mandalay

Ripresa dal drone sulla Collina di Mandalay, Myanmar
Ripresa dal drone sulla Collina di Mandalay, Myanmar

Il nostro viaggio tra le cose da vedere a Mandalay comincia dall’attrazione più iconica non solo della città, ma dell’intera regione: la Collina di Mandalay. La collina interrompe il corso altrimenti vastissimo di un territorio quasi completamente pianeggiante, dando un senso di potenza e di fascino senza eguali altrove. Oltre alla leggenda legata al Buddha che vi abbiamo raccontato poco prima, la collina è un’eccellente punto di riferimento naturale punteggiato di stupa e monasteri, pagode e luoghi di culto visibili tra la vegetazione. Non certo a caso si tratta di uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio in Myanmar, raggiungibile percorrendo una lunga passerella-scalinata che si inerpica lungo le pendici del colle.

Curiose sono le tante bancarelle che si trovano lungo il cammino, dove sono messi in vendita mala buddhisti, fiori, tessuti, bibite e frutta fresca. Ovviamente il punto più suggestivo della Collina di Mandalay è la sua cima, composta da tanti templi e pagode che formano un’enorme complesso molto variegato. L’assoluto simbolo della Collina di Mandalay è il colossale Shweyattaw Buddha, un’enorme statua situata a circa metà percorso, ritta in piedi, con il braccio destro alzato e l’indice puntato in direzione del Palazzo di Mandalay. La statua accompagna i pellegrini e i visitatori fino alla sommità della collina, sulla quale si trova l’ampia terrazza della pagoda Sutaungpyei, il punto di arrivo della salita, da cui si gode tra l’altro di un’eccellente panorama.

Pagoda Kuthodaw

Veduta aerea della Pagoda di Kuthodaw circondata da 729 santuari contenenti il libro più grande del mondo
Veduta aerea della Pagoda di Kuthodaw circondata da 729 santuari contenenti il libro più grande del mondo

La Pagoda di Kuthodaw è un luogo davvero unico nel suo genere. La sua storia rispecchia drammaticamente quella che è anche la storia del Myanmar stesso. La costruzione del complesso cominciò nel 1860, per volere dell’imperatore Mindon Min, che fece incidere su 729 lastre di marmo l’intero testo canonico del Buddhismo Theravada. Alla sommità della enorme stupa, all’interno della pagoda, ordinò di collocare una corona in oro e argento con incastonati diamanti e pietre preziose. Non solo, anche le porte di accesso testimoniavano l’importanza della religione per la città, accuratamente realizzate con legno di tek, mentre per le piastrelle delle terrazze fu impiegato il prestigioso Marmo di Carrara.

Purtroppo, però, con la conquista britannica, la Pagoda di Kuthodaw fu terribilmente saccheggiata senza ritegno dagli inglesi, che presero i gioielli della corona e il marmo delle piastrello, perfino i mattoni utilizzati nelle mura furono divelti e utilizzati per la pavimentazione delle strade. Un vero crimine alla cultura umana, che lasciò però incredibilmente intatte le 729 lastre in marmo del canone buddhista. Il complesso originale fu praticamente smantellato in tutto e per tutto, e la ricostruzione cominciò solamente nel 1892 grazie a donazioni sia pubbliche e private. In sostanza, l’opera che possiamo ammirare oggi è il risultato dell’impegno e della devozione di migliaia di fedeli che hanno partecipato al restauro della pagoda e del libro più grande del mondo inciso sulla pietra.

Pagoda Mahamuni

Pagoda Mahamuni
Pagoda Mahamuni

Il tempio di Mahamuni è uno dei luoghi di pellegrinaggio più sacri di tutto il Myanmar, al pari della Roccia d’oro Kyaiktiyo e dei templi della piana di Bagan. L’attuale tempio che si può visitare è frutto di una ricostruzione del 1896 avvenuta in seguito a devastanti incendi che distrussero l’originale struttura una decina di anni prima. La Pagoda Mahamuni è un luogo di assoluta pace e relax, dove si trovano lunghe file di alberi, giardini e templi minori con varie statue dettagliatissime.

Si pensi, infatti, che molte delle sculture che adornano gli ambienti del tempio di Mahamuni furono originariamente intagliate per abbellire il complesso di Angkor Wat, venendo però trasferite ad Auytthaya, in Thailandia, a seguito della conquista siamese del regno khmer. Una volta che le statue giunsero nella capitale reale del regno del Siam ci rimasero per poco tempo: nel 1564 il condottiero birmano Bayinnaung conquistò la città e portò le statue a Bago, la sua capitale. E così, conquista dopo conquista, le statue raggiunsero finalmente la loro collocazione odierna. Una storia affascinante che rende ancor più invitante la visita a questo tempio.

Palazzo di Mandalay

Il Mandalay Palace situato a Mandalay, l'ultimo palazzo reale dell'ultima monarchia birmana Bur

Arriviamo a conclusione del nostro viaggio lasciando per ultima l’attrazione forse più caratteristica della città: il Palazzo di Mandalay. L’imponente palazzo reale realizzato per ospitare l’imperatore e le più alte cariche del Regno di Birmania non passa certo inosservato a chiunque ci passi vino. A contornare il grande monumento si trova l’ampio fossato largo oltre 60 metri, da cui si sviluppano le spesse mura merlate con i loro 48 bastioni e le quattro grandiose porte d’accesso.

Sulla carta, il Palazzo di Mandalay sembra suggerire un passato glorioso, composto da grandi eserciti, successi in battaglia e potenti imperatori. Certamente un passato avvincente e affascinante, ma comunque differente dalla reale storia degli ultimi anni del Regno di Birmania, che fu smantellato appena due decenni dopo la sua inaugurazione, avvenuta nel maggio del 1859.

La progettazione del complesso seguì il modello della Città Proibita di Pechino come di altri palazzi reali sparsi nell’Indocina, risultando però meno “robusto” rispetto questi modelli. Pochi anni dopo l’esercito inglese saccheggiò il palazzo e diede alle fiamme la biblioteca reale, permettendo ai britannici di insediarsi tra le mura del complesso ribattezzandolo Fort Dufferin. Il palazzo, già umiliato dagli inglesi, subì nel Novecento il colpo di grazia durante l’occupazione giapponese di Mandalay, quando venne distrutto per mano dei bombardieri alleati.


 

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