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Moschea di Ahmad Ibn Tulun | La più antica moschea d’Africa

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icona-articoloNel cuore de Il Cairo, la capitale egiziana, troviamo la monumentale Moschea di Ahmad Ibn Tulun, la più antica di tutta l’Africa, nonché la più grande della città e unico edifico conservato de al-Qata’i’, antica capitale d’Egitto nel 868. Al-Qata’i’ fu, a tutti gli effetti, una città a sé stante, fondata nel IX secolo e distrutta appena uno secolo più tardi. Con la totale distruzione della città, solamente l’elegante Moschea di Ibn Tulun si salvò, venendo secoli più tardi inglobata all’interno de Il Cairo.

Il Cairo, infatti, è diventata una città dalle dimensioni imponenti, che con i suoi tremila kmq ha un’estensione di quasi tre volte Roma. La capitale egiziana, infatti, ha vissuto un periodo di forte urbanizzazione solo in tempi moderni, inglobando al suo interno molte delle più antiche città d’Egitto, tra cui anche la stessa Al-Qata’i’.

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Link-uscita icona Il Cairo, l’enorme capitale dell’Egitto

Cenni storici e descrizione

Cortile interno della Cortile interno Moschea di Ahmad Ibn Tulun
Cortile interno della Cortile interno Moschea di Ahmad Ibn Tulun

La più grande moschea de Il Cairo fu costruita tra l’876 e l’879, sotto la guida di un governatore abbaside inviato in Egitto da Baghdad, ai tempi capitale dello stato. Nota con l’appellativo de Moschea del Venerdì, la Moschea Ahmad Ibn Tulun si caratterizza per il suo immenso cortile, sufficientemente esteso per contenere l’intera comunità maschile durante il giorno per le preghiere.

La sua struttura si compone interamente in mattoni d’argilla, mentre al suo esterno è circondata da un altro esteso cortile. Il cortile esterno, anticamente, fu concepito per tenere lontani i profani dal luogo di culto. Si tratta di una peculiarità molto interessante che, assieme al minareto a spirale, rendono la Moschea Ahmad Ibn Tulun unica nel suo genere in tutto l’Egitto.

L’edificio è caratterizzato da un’estesa cinta muraria, ideata per assicurare le dovute distanze dal luogo di culto all’esterno. Il fatto più curioso è che, al momento della sua costruzione, nessuno avrebbe mai immaginato che i suoi dintorni sarebbero occupati, interamente e per secoli, da bazar e negozi. Infatti per diversi secoli, fino al XIX secolo, i dintorni della moschea divennero il punto nevralgico della caotica Il Cairo medievale.

Lo stile dell’edificio

La struttura è costruita nel tipico stile architettonico samarrano, facilmente individuabile negli edifici di Baghdad, senza alcun pari in Egitto e in tutto il nord Africa. L’area coperta della moschea è situata nel versante rivolto verso La Mecca, ed è la zona dedita interamente alle preghiere. Il minareto, con la sua forma a spirale, ricorda quello della Grande Moschea di Samarra, realizzata trent’anni prima. È possibile, inoltre, accedere alla cima del minareto, da cui si gode di uno spettacolare panorama sulla capitale egiziana.

Come da tradizione, l’area adibita alle preghiere è interamente ricoperta da tappeti di pregevole fattura. Per evitare che questi vengano sporcati o danneggiati, all’ingresso della moschea vengono fornite delle babbucce da indossare sopra le scarpe e ricordatevi di dare la mancia obbligatoria. Apprezzabili sono anche i motivi decorativi che compongono le finestrelle delle pareti posteriori alle navate, anch’esse uniche nel loro genere.

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Museo Gayer Anderson

Museo Gayer Anderson, Il Cairo
Scorcio sul Museo Gayer Anderson, Il Cairo

A completare l’offerta è il vicino Museo Gayer Anderson, fondato nel 1937 dentro due antiche residenze: la Beit Amna Bent Salim, risalente al 1540, e la Beit el-Kiridiliya, datata invece al 1632. Il centro museale è accessibile dal cortile esterno, sulla sinistra della moschea. La cinta muraria esterna, come a Baghdad, serviva a separare il sito adibito al culto da quello residenziale. Furono costruite delle porte all’interno delle mura, così da creare delle vere e proprie abitazioni per i più benestanti.

Oggi queste abitazioni sono state totalmente demolite, fatta eccezione per le due che compongono il Museo Gayer Anderson. Il museo è intitolato all’ufficiale coloniale britannico, che visse proprio in una di queste case durante gli anni ’30 dello scorso secolo, con un permesso speciale dal governo egiziano.

Robert Gayer Anderson era famoso per essere un avido collezionista, con una certa passione orientalista, tanto da riempire la sua dimora con una vera e propria collezione d’arte, di mobili e di tappeti. Nel 1942 l’ufficiale lasciò l’Egitto, donando il contenuto della casa allo stato egiziano, che lo adibì a museo. Grazie a un accurato restauro, questa residenza è considerata oggi uno dei migliori esempi di architettura del XVIII secolo. Molti potrebbero ricordarsi il museo grazie al film di James Bond La spia che mi amava, proiettato sui grandi schermi nel 1977.


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