Dongo, Lombardia | Cosa vedere a Dongo

Cosa vedere a Dongo, un piccolo e scenografico borgo della costa occidentale del Lago di Como, popolato da circa 3500 abitanti. Tra le cose da vedere a Dongo citiamo il Palazzo Manzi, uno dei simboli più importanti della cittadina, oggi adibito a sede municipale, il Museo della Fine della Guerra, un percorso museale inaugurato nell'aprile del 2014, e la chiesa di Santo Stefano, realizzata all'inizio del XIV secolo e rimaneggiata interamente nel 1716. Ecco cosa vedere a Dongo, in Lombardia.2 min


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Cosa vedere a Dongo

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Dongo è un piccolo e scenografico borgo della costa occidentale del Lago di Como, popolato da circa 3500 abitanti e da sempre noto per la sua incredibile bellezza. In tempi ‘più recenti’ Dongo è divenuto ben noto al mondo intero per essere stato il luogo di arresto di Benito Mussolini, prima che venisse deportato in Piazza Loreto per essere giustiziato.

Pochi decenni prima, verso la fine del XIX secolo, Dongo era caratterizzato per il gran numero di miniere di ferro, che per molti anni rappresentarono la principale forma economica dei residenti. Il comune sorge di fronte all’imponente e maestoso monte Legnone ed è una delle tappe più importanti dell’antico percorso che collegava la riva del Lario comasco alla Val Mesolcina, oggi inserita nel Canton Grigioni, in Svizzera.
Ecco cosa vedere a Dongo, in provincia di Como.

Cenni storici

Mappa di Dongo, Como

Dongo è un’importante località turistica del Lago di Como, ma è anche un fondamentale centro industriale dell’Alto Lario, ubicato nella piana creata dalla foce del torrente Albano, ai piedi del monte Legnone. Le sue origini risalgono all’epoca romana, ma il centro urbano, cosi per come lo conosciamo oggi, sorse durante il medioevo.

Nel XV secolo Dongo, unitesi amministrativamente a Gravedona e Sorico, fu un importante centro della contea delle Tre Pievi, ceduta a Tolomeo Gallio da Filippo II di Spagna nel 1580. Con il susseguirsi dei secoli Dongo rimase un centro relativamente tranquillo, senza grandi eventi che lo segnarono.

Un primo punto di svolta venne dato dallo sfruttamento minerario, fondamentale per l’economia del territorio sino al tardo XIX secolo. A simboleggiare le attività minerario vi fu la Società Acciaierie e Ferrerie lombarde Falk, che ebbe sempre un ruolo molto importante per l’economia del territorio.
Tuttavia l’evento che più segnò Dongo nei suoi secoli di storia arrivò nell’aprile del 1945. A Dongo fu catturato e deportato Benito Mussolini per mano delle truppe partigiane.

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Cosa vedere a Dongo

Il nostro viaggio tra le cose da vedere a Dongo comincia dal Palazzo Manzi, uno dei simboli più importanti del comune. Il Palazzo Manzi venne edificato nel 1824 su progetto dell’architetto Pietro Gilardoni, uno dei massimi esponenti dell’architettura in epoca nepoleonica. Il Palazzo Manzi è situato nella piazza principale di Dongo ed è attualmente adibito a sede municipale.

Accanto al Palazzo Manzi hanno sede la cappella ovale e la biblioteca, entrambe accessibili al pubblico. Molto interessante è il Museo della Fine della Guerra, un percorso museale inaugurato nell’aprile del 2014 e dedicato agli avvenimenti storici relativi alla Resistenza comasca.

Imperdibile, tra gli edifici di culto, la chiesa di Santo Stefano, realizzata all’inizio del XIV secolo e rimaneggiata interamente nel 1716. L’interno della chiesa di Santo Stefano si sviluppa in tre navate e tre absidi. Molto interessante è la vasca battesimale, risalente al XV secolo, oltre ai numerosi affreschi Cinquecenteschi e varie sculture in stucco risalenti al XVIII secolo.

A pochi passi dalla chiesa di Santo Stefano si erge quella intitolata a Santa Maria Martinico, più antica e sobria. Le sue origini risalgono infatti al XI secolo ma è stata completamente restaurata nel XX secolo. La più rilevante tra le opere d’arte nella chiesa di Santa Maria Martinico è la croce in argento dorata, realizzata nel XVI secolo.

Terzo, importantissimo, edificio di culto a Dongo è il Santuario della Madonna delle Lacrime. L’edificio è stato eretto dopo il miracolo della lacrimazione di una Madonna con Bambino presente in una piccola cappella. La scultura, inoltre, è rimasta inspiegabilmente intatta allo straripamento del fiume del 1541.


 

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