Devil’s Island, l’oscura Isola del Diavolo in Guyana francese


Veduta su Devil's Island, in Guyana Francese
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Devil’s Island, la temuta Isola del Diavolo e il suo inespugnabile carcere coloniale

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Icona articolo onemag Al largo della costa della Guyana Francese, avvolte dalle profonde acque dell'Atlantico, si trovano le piccole Isole du Salut. "Isole della Salvezza", in italiano, un toponimo contraddittorio se si prende in esame la più piccola di queste isolette, la Devil's Island, l'Isola del Diavolo. Un nome che già da solo inquieta e descrive più o meno bene il luogo. Questa piccola isola, infatti, è stata per molti anni la meta esotica che nessuno al mondo avrebbe mai voluto visitare. Al suo interno, infatti, si trovava tra metà XIX e XX secolo un penitenziario tra i più rigidi e inespugnabili al mondo.

Scopriamo quindi la storia dell'Isola del Diavolo in Guyana francese.

 

La prigione dell'Isola del Diavolo

La prigione dell'Isola del Diavolo in Guyana FranceseDal 1852 al 1953, numerosi detenuti soffrirono per le rigidissime politiche di reclusione che il penitenziario (su ordine delle nuove legislazioni da Parigi) adottava. In molti morirono nel carcere, perlopiù per malnutrizione e malattie, con una piccola parte di detenuti che provarono invano a fuggire, venendo uccisi dalle selvagge acque fredde dell'Oceano Atlantico.

Nel 1850, Napoleone III ordinò un profondo cambiamento nella politica di reclusione penale applicata in Francia. Le migliaia di detenuti allora reclusi pesavano molto sui bilanci nazionali, e secondo l'imperatore rappresentavano sempre più una minaccia per la società francese. Si decise, quindi, di trasferire i detenuti più pericolosi nelle colonie, obbligandoli ai lavori forzati, con l'obiettivo di "promuovere lo sviluppo coloniale della Francia".

La realtà è che la Guyana francese dai primi anni del XX secolo si sviluppò in parte proprio grazie ai penitenziari. Come nel caso di ⇒ Saint-Laurent-du-Maroni, città al confine con il ⇒ Suriname, fondata proprio in seguito all'istituzione del penitenziario. Alla Devil's Island non sorse nessuna città, e la tetra atmosfera che caratterizzava il suo carcere si respira ancora oggi.

In questa isoletta nelle fredde acque atlantiche furono reclusi i prigionieri più temuti dall'imperatore Napoleone III: gli oppositori repubblicani, 239 in tutto.

 

La vita dei detenuti

Corridoio della prigione di Devil's Island, Guyana FranceseL'Isola del Diavolo divenne famosa per i suoi detenuti. Napoleone III scelse infatti di recludere in un unico ambiente gli oppositori del suo impero assieme ai detenuti più pericolosi e violenti. I detenuti erano reclusi in anguste celle buie, completamente da soli, con il soffitto composto da griglie, elemento che permetteva alle guardie di controllarli in qualsiasi momento.

Le guardie, infatti, percorrevano questa passerella sopraelevata che componeva il soffitto delle celle. Potevano parlare, urlare, insultare i detenuti. Questi dovevano rimanere nel più totale silenzio, e nel caso anche della minima violazione erano previste pene rigidissime.

Le condizioni di vita dentro la prigione erano davvero terribili. Si stima che almeno un detenuto su tre sia morto, anche se il numero reale potrebbe essere ben superiore. La principale causa di morte nella prigione dell'Isola del Diavolo erano le malattie, molte delle quali completamente sconosciute ai tempi, in quanto provenienti specificamente dal Sud America.

 

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Link-uscita icona  Caienna, la capitale della Guyana francese

Le origini della colonia penale di Caienna

Cortile della prigione dell'Isola del Diavolo, in Guyana FrancesePrima che diventasse una colonia penale, l'Isola del Diavolo era vista come un luogo di salvezza, in senso letterale. Un secolo prima dell'istituzione del carcere, i coloni francesi furono decimati dalla febbre gialla nella Foresta Amazzonica. Il numero di ammalati crebbe a dismisura nel giro di pochissimo tempo e, presi dal panico, i coloni cercarono rifugio al largo della costa. Raggiunsero questo piccolo arcipelago di tre isole, ad appena 12 chilometri dalla costa, placando l'epidemia di febbre gialla.

Napoleone III denominò l'arcipelago "Bagne de Cayenne", colonia penale di Caienna. Presto i suoi detenuti soprannominarono quest'isola Île du Diable, finché non divenne il suo nome ufficiale. La colonia penale occupava tutte e tre le isole dell'arcipelago.
Île Royale ospitava l'insediamento in cui soggiornavano le guardie e la popolazione generale.
Île Saint-Joseph era invece l'isola di reclusione e isolamento, dove i prigionieri puniti venivano mandati nel più totale silenzio e oscurità, principalmente per tentate evasioni e reati.
Infine, l'Île du Diable ospitava la struttura principale del carcere.

Nonostante inizialmente i coloni riuscirono a salvarsi, le malattie raggiunsero l'isola nel giro di pochi mesi dall'istituzione del carcere. Se si era fortunati da non ammalarsi, si doveva comunque affrontare una vita difficilissima, fatta di grave malnutrizione e di violenza. I detenuti fornivano manodopera a basso costo, sostituendo gli schiavi delle popolazioni autoctoni, che la Francia liberò nel 1848. I lavori erano molto duri, e con la malnutrizione anche i più forti dei detenuti alla fine cominciarono a soffrire, portando alla morte di molti di loro.

Nessuno poteva fuggire. Era praticamente impossibile: bastava anche un piccolissimo taglio superficiale per attirare grandi orde di squali. Solamente tra il 1854 e il 1867 furono diecimila i detenuti che morirono all'Isola del Diavolo. Tra i vari detenuti più famosi c'è stato anche un patriota italiano, Carlo Camillo di Rudio, che partecipò al fallito attentato contro Napoleone III. Gli ultimi prigionieri furono mandati all'Isola del Diavolo nel 1938, e la prigione venne definitivamente chiusa nel 1953, ponendo fine al terribile sistema carcerario di questa e altre colonie penali in Guyana Francese.

 

L'Isola del Diavolo oggi

Nella seconda metà del XX secolo le strutture coloniali vennero restaurate e adibite a istituzione museale. Nonostante alcune parti del complesso carcerario siano crollate, i visitatori possono ancora scoprire gli ambienti originali della prigione, tra cui le anguste celle.

 

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