Bortigali, il borgo sardo di origine aragonese

Bortigali, il borgo sardo di origine aragonese, famoso per la sua architettura e il complesso nuragico di Carrarzu Iddia.

Il borgo sardo dedito ai formaggi

Bortigali è un comune della  Sardegna di poco più di 1000 abitanti nella provincia di Nuoro. Siamo proprio ai piedi del monte Santu Padre, la cima della catena del Marghine, situato a 500 metri di altitudine.

Ma Bortigali è anche noto a livelo storico per aver trasmesso tramite Radio Sardegna, la prima emittente libera in Italia, la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.

La storia del borgo

I Nuraghi costruiti nella zona dimostrano la presenza umana già in epoca preistorica, in un territorio che si distingueva, rispetto al resto dell’isola, per la fertilità dei suoi terreni.
La zona continuò ad aumentare il numero di cittadini anche in seguito: Mulargia, che oggi frazione di Bortigali, era un importante centro commerciale sulla strada tra Karalis e Turris Libissonis, già in epoca medievale.

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In età giudicale, fra il IX ed il XV secolo, la villa di Bortigali fece parte della curatoria Marghine, all’interno del giudicato di Torres, fino all’annessione a metà 1200 nel giudicato di Arborea.
In seguito Bortigali divenne di proprietà del Visconte di Narbona fino al 1420, che passò poi agli Aragonesi, che a loro volta la concessero in feudo ai Centelles.

Ceduta nel 1439 a Salvatore Cubello, fu inclusa nel Marchesato di Oristano sino al 1478.
Il paese tornò in feudo prima ai Centelies e poi, per successione, ai Borgia.
Nel 1821 la comunità di Bortigali fu inclusa nella provincia di Cuglieri e nel 1843 cessò il suo rapporto con gli ultimi feudatari.
Dal secondo dopoguerra iniziò a spopolarsi, con un’emigrazione diretta sia verso la penisola italiana sia verso anche altri paesi, come  Francia e  Spagna.

Cosa vedere

Il paese si presenta diviso in due parti dalla via Vittorio Emanuele III e anche una struttura che ricorda quello di un labirinto. Piccole case contadine, palazzi residenziali, balconi in legno, vie strette e tortuose: questo magnifico borgo non possederà monumenti, ma sicuramente un tessuto strutturale ben conservato e pittoresco da scoprire con una lenta ed attenta passeggiata.

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Il visitatore non potrà non osservare il notevole numero di architravi scolpiti.
Le porte e le finestre hanno indelebile il segno dell’influsso della dominazione spagnola, vivendola però in un contesto di benessere e di ricchezza.
Delle sei chiese presenti nel borgo immancabile è quella di santa Maria degli Angeli, con pareti di colore rosato e nel suo interno un retablo che ricorda la pittura del rinascimento italiano con influenze tedesche e fiamminghe.

Sulla piazza della parrocchia affaccia anche la chiesa del Rosario, risalente alla metà del 17esimo secolo e sede dell’omonima confraternita. Durante i lavori di restauro sono venuti alla luce una serie di medaglioni risalenti al 1870. In posizione più arretrata si trova invece la chiesa di San Palmerio, primo luogo parrocchiale di Bortigali e sede della confraternita delle Anime.

Nella parte bassa del paese merita una visita la chiesetta di Sant’Antonio, scavata quasi tutta nella roccia. Qui troviamo 3 nicchie sopra l’altare in cui trova riposo la statua di San Barnaba precedentemente conservata nella chiesetta, oramai in rovina, sulla vetta del monte Santu Padre. In onore a sant’Antonio ogni anno intorno alla metà di gennaio vengono accesi dei falò.

L’intero territorio è ricco di reperti archeologici, tra cui il maestoso nuraghe trilobato Orolo con la sua torre centrale a due piani a cui è possibile accedere mediante una scala elicoidale fino alla sua cima. Interessante anche il complesso nuragico di Carrarzu Iddia.

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