Condividi su:

Cosa vedere a Bologna | Mete Bologna

Tutti gli articoli di Bologna
Cosa vedere a Bologna, mappa
© Apple Maps

icona-articoloLa dotta, la grassa, la rossa: sono tre i soprannomi usati per indicare Bologna, capoluogo dell’Emilia Romagna. Il primo le deriva dalla presenza in città dell’Università più antica del mondo occidentale, risalente già dal 1088. Il secondo si riferisce invece alla tradizione gastronomica locale con una cucina ricca e sostanziosa. Già perché fu Ippolito Nievo a scrivere che «si mangia più a Bologna in un anno che a Venezia in due, a Roma in tre, a Torino in cinque e a Genova in venti».
Il terzo soprannome le deriva per il colore dei mattoni usati, sin dal Medioevo, per costruire palazzi e torri.
Ecco cosa vedere a Vedere.

Cenni storici

Cosa vedere a Bologna, mappa

Bologna è una città dalle antiche origini. Il primo insediamento risale al XI secolo a.C.
Il villaggio, di piccole dimensioni, ebbe solidi rapporti commerciali e un centro abitativo stabile, che nel corso dei secoli crebbe gradualmente di dimensioni e di numero di abitanti. Furono gli Umbri a popolare il territorio emiliano e l’annessa Bologna primordiale.

Nel VI secolo a.C. la città fu conquistata dagli Etruschi che apportarono al villaggio consistenti modifiche e rinnovamenti. Il periodo etrusco è anche associato a un primo forte boom demografico e commerciale della città. Bologna divenne una delle potenzi della Pianura Padana. Agli Etruschi si deve anche il primo toponimo bolognese oggi conosciuto: Felsina, o Velzna. Il nome, con tutta probabilità, stava a significare terra fertile. Oltretutto, l’aggettivo felsineo si è ereditato fino all’epoca moderna, utilizzato come sinonimo di bolognese. Grandi edifici in pietra sorsero e parallelamente il circostante paesaggio paludoso venne prosciugato e bonificato, portando all’apertura di canali tra la città e l’Adriatico. I 200 anni di dominazione etrusca, tuttavia, furono solo i primi di diversi secoli, millenni, di totale splendore.

I Galli Boi, popolazione celtica, assediarono la città, conquistandola nel 354 a.C., senza darle particolare rilievo. E così fu il turno dei Romani, che sconfissero abilmente i Galli Boi nel 189 a.C., rendendo Bologna una delle principali colonie dell’Impero. Per loro mano  nacque la prima versione dell’odierno toponimo cittadino, Bononia. La città crebbe molto di valore e d’importanza, assumendo nel corso degli anni sempre più oneri, privilegi e ruoli centrali per l’Impero. Questo portò a una conseguente crescita della popolazione e delle tratte commerciali, arricchendosi più di qualsiasi altra città dell’odierna Emilia. A simboleggiare l’importanza di Bononia ricordiamo la Via Emilia, costruita appena due anni dopo la sua conquista, nel 187 a.C., dal Console Marco Emilio Lepido. L’antica Via Emilia romana è la diretta discendente dell’odierna SS9 Via Emilia, una delle arterie di strada statale più importante del Nord Italia.

Un secolo più tardi, nel 88 a.C., Bononia si trasformò da Colonia a Municipio, permettendo ai residenti di acquisire la cittadinanza romana. L’imperatore Augusto adottò consistenti rinnovamenti sul lato urbano della città. Di queste opere urbanistiche, la più significativa è senz’altro quella dell’acquedotto sotterraneo, che convoglia le acque del torrente Setta trasportandole nel centro abitativo lungo una galleria di 18 chilometri. L’acquedotto è tutt’oggi funzionante e in ottime condizioni.  Con l’arrivo dell’età imperiale Bologna mantiene il suo prestigioso e importanza. Tuttavia, del declino dell’Impero Romano ne fu direttamente vittima, portando a un periodo di stallo durato sino all’inizio del V secolo d.C. Quest’epoca è ben nota ai cittadini bolognesi, dato essere la stessa di San Petronio, Vescovo di Bologna, che contribuì in prima persona a ridare alla città e ai residenti un nuovo inizio, che si trasformò nel XI secolo in forte prosperità.

L’avvento del secondo millennio d.C. infatti per Bologna rappresentò l’inizio di un forte e longevo impulso di crescita, non solo demografica, ma anche culturale, urbanistica e artistica. Nel 1088 fu fondata la più antica Università del mondo. A partire dal successivo secolo per circa 200 anni Bologna fu invece protagonista di una consistente opera di espansione urbanistica. Altrettanto, l’edilizia fu parallela all’aumento di scambi commerciali, favoriti dagli stessi canali aperti millenni prima dagli Etruschi. Come niente la città divenne una delle più popolate del mondo, con oltre 60 mila residenti.

La città, nel XIII secolo, in termini demografici fu superata solo da Cordova, Parigi, Venezia e Firenze. Questa fase edile è inoltre riconosciuta per l’utilizzo del mattone dal tipico color rosso: da qua nasce l’appellativo de La Rossa, più utilizzato in epoca contemporanea per indicare l’orientamento politico di sinistra da tempo noto su Bologna. Altro sviluppo è quello sociale: nel 1265 fu la prima ad abolire i servi della gleba, con l’emanazione della legge Liber Paradisus.

I secoli a venire portarono alla città diverse fortune, tra cui le vittorie contro le autorità pontifice e imperiali. Le vittorie ottenute però contribuirono a generare, nel XIV secolo, una serie di guerre civili, conseguendo alla progressiva sottomissione della città al breve potere papale.  Nel XVI secolo fu esiliato l’ultimo signore di Bologna, Giovanni II Bentivoglio. Questo aprì i portoni alla lunga fase di stasi politica che vide la Chiesa come assoluta dominatrice della città per più di tre secoli. Contemporaneamente, l’Università di Bologna crebbe ulteriormente di fama e lustro, così che nel 1563 nacque l’Archiginnasio come sede unica dell’insegnamento Universitario.

A seguire di forte impatto arrivò l’industria tessile, che raffigurò Bologna come il maggior centro della Penisola e dell’intero Vecchio Continente. I mulini da seta alla bolognese, infatti, rappresentarono la massima espressione della tecnologia europea per secoli, fino al XVIII secolo. Questo secolo è ricordato per la rottura del potere ecclesiastico sulla città, per mano di Napoleone Bonaparte. Nonostante una prima vittoria, ci volle poco tempo per rivedere la Chiesa al potere su Bologna. Nel marzo 1860 Bologna venne annessa al Regno di Sardegna, che l’anno successivo si trasformò nel Regno d’Italia.

Durante la seconda guerra mondiale la città fu teatro di terribili battaglie che portarono Bologna a essere vittima di 43 bombardamenti, a causa della sua vicinanza alla Linea Gotica. Nel secondo dopoguerra Bologna si sviluppò nell’industria e nei commerci, divenendo una delle più ricche d’Italia, nonché importante snodo ferroviario. Dal 2006 è dichiarata Città della Musica UNESCO.

OneMag-logo
Link-uscita icona  Ecco Modena, la città rinascimentale dell’Emilia

Cosa vedere a Bologna

Cosa vedere a Bologna, Il centro storico

La città è ricca di musei e monumenti concentrati in uno spazio ridotto così da poterli visitare tutti anche in un solo giorno. Iniziamo a scoprire cosa vedere a Bologna partendo da Piazza del Nettuno, pochi minuti dalla Stazione Centrale da attraversare percorrendo i caratteristici portici che attraversano la via dell’Indipendenza, la strada dello shopping. Sono quasi 40 km di portici, una delle caratteristiche che rendono Bologna unica al mondo. Il tutto delimitato da torri che un tempo erano più di cento ed oggi sono 24, sempre altere e suggestive.

OneMag-logo
Link-uscita icona  Ecco Ravenna, la città dei mosaici

Piazza del Nettuno

Cosa vedere a Bologna, Piazza del Nettuno

Piazza del Nettuno di Bologna nasce nel 1565 con lo scopo di dare visibilità all’omonima statua. Per realizzarla venne allargato lo spazio esistente tra il Municipio e il Palazzo del Podestà, una piazza che si collegava alla principale Piazza Maggiore dando un nuovo volto alla città. La sua statua è stata iniziata due anni prima dell’apertura della nuova piazza ma conclusa solo due anni dopo grazie al Giambologna, ovvero Jean de Boulogne e Il Siciliano, al secolo Tommaso Laureti. La ⇒ Fontana del Nettuno fu realizzata come glorificazione del governo pontificio, all’epoca presieduto da papa Pio IV.

Anche se l’attenzione è interamente dedicata alla Fontana del Nettuno, sulla piazza si erge uno spazio che invece è caro agli abitanti, la Sala Borsa con i suoi enormi gradini che invitano a sedersi e a scambiare due chiacchiere con chi è seduto giusto accanto. La struttura è stata inaugurata nel dicembre 2001 ed è una Biblioteca multimediale che ha sede nel Palazzo Accursio, il Palazzo Comunale il cui ingresso è nella adiacente Piazza Maggiore. Nella Biblioteca Salaborsa troviamo un pavimento trasparente sotto il quale si possono ammirare i reperti archeologici dell’antichissima storia di Bologna.

OneMag-logo
Link-uscita icona Una escursione al Lido degli Estensi, il tratto di costa di Ferrara

Piazza Maggiore

Cosa vedere a Bologna, Piazza Maggiore

Cosa vedere a Bologna, la Basilica di San Petronio
Bologna, la Basilica di San Petronio

Uscendo da Sala Borsa il nostro itinerario tra le cose da vedere a Bologna prosegue verso Piazza Maggiore, la principale piazza della città, immediatamente riconoscibile per la Basilica di San Petronio. Siamo di fronte a una delle chiese più famose e più grandi al mondo con i suoi 132 metri di lunghezza, 60 di larghezza e 51 di altezza. Poco distante c’è il Museo civico archeologico che custodisce collezioni di arte etrusca, greca, romana ed anche egiziana.

Sempre nella Piazza Maggiore hanno sede vari altri edifici tra cui il già citato Palazzo Accursio, la sede del Municipio. Tra i palazzi più importanti della capitale bolognese, l’odierno Palazzo Accursio fu in origine un gruppo di edifici, successivamente uniti in un unico complesso strutturale, acquistato tempo dopo dall’amministrazione. Tra gli edifici era presente anche l’abitazione di Accursio, un giurista a cui il palazzo è dedicato. Dal 1336 è sede del Comune della città e al suo interno sono visitabili una serie di sale e di cappelle. All’ultimo piano ha sede il Museo Collezioni Comunali d’Arte.

Gli altri edifici che affacciano sulla Piazza Maggiore sono il Palazzo del Podestà, prima sede del governo locale all’epoca esercitato dal Podestà, al cui fianco è presente la Torre dell’Arengo, una torre campanaria il cui scopo era richiamare i cittadini a raccolta. Il Palazzo dei Banchi conclude gli edifici da vedere nella piazza principale, ultimo anche in ordine di costruzione e il cui scopo era quello di celare i vicoli alle sue spalle in cui veniva eretto il mercato della città.

Piazza Maggiore è chiamata in questo modo solo dal Cinquecento e per un periodo venne intitolata a Vittorio Emanuele II, il Re d’Italia. Il suo nome Maggiore è ufficiale solo dal 1945.

OneMag-logo
Link-uscita icona  Pausa balneare, scopriamo le spiagge di Misano Adriatico

Conclusa la nostra visita a Piazza Maggiore è arrivato il momento di proseguire la nostra passeggiata verso la via delle Pescherie Vecchie, uno dei vicoli che merita essere attraversato per la presenza di varie botteghe storiche, oggi restaurate e ricche di fascino.

Da qui in pochi minuti si arriverà in quello che è il vero simbolo di Bologna, le due Torri.

Le due Torri

Cosa vedere a Bologna, Le due torri

I monumenti simbolo di Bologna sono le due torri: la Torre degli Asinelli e la Torre della Garisenda, alte rispettivamente 97 e 60 metri. Esse furono costruite per volere dei ghibellini nel Dodicesimo secolo. All’interno della Torre degli Asinelli, pendente per oltre 2 metri, ci sono 498 scalini che portano alla sua sommità. Qui un terrazzo esterno al tetto permette di ammirare il panorama dell’intera città.

La loro realizzazione risale al periodo militare, quando entrambe avevano funzione di allerta e di difesa in caso di qualsiasi attacco militare. La loro altezza fungeva da segnale di prestigio, non solo della città ma anche dei responsabili della costruzione. La Torre degli Asinelli, quella visitabile, è stata realizzata dalla omonima famiglia mentre la Torre Garisenda, anch’essa pendente, è citata nel XXXI Canto dell’Inferno e la sua altezza è stata abbassata per prevenire possibili crolli dovuti al cedimento del terreno.

OneMag-logo
Link-uscita icona  Benvenuti a Rimini, la città simbolo della costa adriatica

Piazza Santo Stefano

Cosa vedere a Bologna, Piazza Santo Stefano

Non allontaniamoci di molto per raggiungere una piazza indubbiamente meno nota rispetto le due precedenti visitate ma anche rappresenta anch’esso uno dei simboli della città. Raggiungiamo la Piazza Santo Stefano, in realtà un vero e proprio slargo che si origina dalla omonima via e che conduce al complesso delle Sette Chiese, una basilica che al suo interno ospita altre chiese e cappelle, di epoca differente, collegate da un cortile e da un chiostro. In questa insolita piazza si organizzano spesso concerti e manifestazioni culturali.

OneMag-logo
Link-uscita icona Ecco la città d’arte dell’Emilia, benvenuti a Parma

Altre cose da vedere a Bologna | Cosa visitare assolutamente

Tra le altre cose da vedere a Bologna segnaliamo il Palazzo dell’Archiginnasio, antico ateneo caratterizzato da un portico con 30 arcate, mentre al suo interno offre ambienti suggestivi e ricchi di storia ed arte, come la Sala dello Stabat Mater, una stanza nella quale sono visibili preziosi affreschi ed un’impressionante libreria.

La Cattedrale è dedicata a San Pietro e risale al XVII secolo. Fu costruita sulle rovine di un antico edificio di culto risalente al periodo paleocristiano. Sul Colle della Guardia, nella parte sud-orientale del centro storico si trova santuario della Madonna di San Luca al quale si arriva percorrendo una via porticata che, con i suoi 3796 metri e 666 archi, è la più lunga al mondo.

Ma a Bologna ci si può deliziare anche con svaghi e piacevolezze. Un aperitivo al Ranzani13, locale che prende il nome dalla via in cui si trova, e che offre una ricca selezione di birre artigianali, come gli altri locali consigliati anche dal New York Times: Birra Cerqua, Beer for Bunnies, Birrificio Argo e il bar Il Punto. Imperdibile anche una tappa alla Tana del luppolo, per una visita con degustazione.

Da non perdere anche il Mercato di Mezzo, dove far la spesa e pranzare, ed il negozio Omas che produce e vende penne realizzate a mano sin dal 1928. E per una cena, sempre il New York Times, consiglia il Red Brick famoso per la carne e le ricette straniere.

 

Condividi su: