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Abbazia di San Galgano e la spada nella roccia, Toscana

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Mappa dell'Abbazia di San Galgano
Mappa dell’Abbazia di San Galgano

Icona articolo onemagNel pittoresco entroterra senese, ai bordi del comune di Chiusdino, si trova la suggestiva Abbazia di San Galgano, un’antica abbazia cistercense non restaurata, di cui rimangono solamente le pareti laterali. Dall’alto, il panorama offerto è suggestivo, dove si individua facilmente la pianta a croce dell’antica abbazia, che dista suppergiù una trentina di chilometri dal capoluogo Siena.

Il sito in questione si compone per la grande abbazia, in completa rovina e ridotta alle sole mura, e per il più piccolo eremo. Ad aver reso famosa l’Abbazia di San Galgano è senza dubbio la sua struttura in rovina, ma ancora ben visibile, e la leggenda della spada nella roccia. Oggi l’abbazia è sconsacrata ed è diventata una delle principali attrazioni turistiche della zona. Nella vicina Rotonda di Montesiepi, invece, si trova ancora oggi visibile la spada nella roccia.

L’Abbazia di San Galgano: descrizione completa

L'Abbazia di San Galgano: descrizione completaL’abbazia fu costruita seguendo le regole di costruzione delle abbazie cistercensi, secondo la regola di San Bernardo, da cui si dispongono la posizione e la distribuzione dei vari elementi architettonici. Tale regola prevedeva che le abbazie dovessero sorsero lungo le strade principali, che nel caso dell’Abbazia di San Galgano è la Via Maremmana, al fine di facilitare gli spostamenti e le comunicazioni, solitamente in prossimità di corsi d’acqua, fiumi o torrenti, ma anche in aree boschive/paludose, così da poterle bonificare e utilizzare per sfruttare il terreno per la coltivazione.

L’abbazia fu costruita a partire dal 1218, venendo terminata nel 1341. Tuttavia nel 1288 l’edificio già ottenne la consacrazione. L’abbazia nel giro di pochi anni ottenne un alto rilievo nel mondo della politica, ricca e potente tanto da influenzare la stessa intera Repubblica di Siena. Verso il tramontare del XIII secolo, le incursioni dei mercenari fiorentini e la peste portarono a un forte calo della popolazione monastica, che passò da 60 monaci fissi passò a solo 36 nel primo dopoguerra. Nel 1926 si decise di trasferire l’intera comunità monastica a Siena, nel Palazzo di San Galgano, oggi adibita a sede della Facoltà di Filosofia dell’Università di Siena.

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La spada nella roccia

La spada nella roccia all'Abbazia di San Galgano, Chiusdino
La spada nella roccia all’Abbazia di San Galgano, Chiusdino

Affianco all’abbazia si sviluppa un breve sentiero che conduce al suggestivo Eremo di Montesiepi, piccola struttura a pianta circolare custode del più iconico dei monumenti della zona: la spada nella roccia. Da non confondersi con la storia ben più nota di Re Artù, la leggenda cita il cavaliere Galgano, che in età avanzata decise di dedicarsi a una vita da eremita, conficcando la propria spada nella roccia, così da trasformarla in una croce.
Le leggenda narra che per virtù divina la spada era saldata in modo tale che nessuno potesse estrarla, nemmeno lo stesso cavaliere Galgano.

La realtà è che fino al 1924 la spada poteva essere estratta senza grandi difficoltà. Il pastore, per proteggere il prezioso bene dai possibili furti, versò del piombo nella fessura, bloccando la lama nella roccia. Negli anni ’60 vi fu comunque un atto vandalo, che portò alla rottura della spada, successivamente riparata e irrigidita con una protezione in plastica.

Con la morte di Galgano, attorno alla spada fu costruita una semplice ed essenziale rotonda, nel tempo poi impreziosita con vari elementi architettonici. Dalla Rotonda si accede facilmente alla cappella rettangolare, implementata nel XIV secolo e affrescata dal famoso artista Ambrogio Lorenzetti. Qui, inoltre, è presente un piccolo santuario, custode di due arti mummificati, la cui origine è però del tutto sconosciuta. Secondo un altra leggenda, si tratterebbero delle mani di uno dei tre monaci invidiosi che tentarono di estrarre la spada dalla roccia in assenza di Galgano. Il fato volle che il monaco fu attacco da un lupo, che gli strappò gli arti che oggi si possono vedere nel santuarietto.


 

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